Io sparo e me la cavo – 3

Io detengo legalmente diverse armi.
Tu detieni legalmente diverse armi.
Egli detiene legalmente diverse armi.
Noi deteniamo legalmente diverse armi.
Voi detenete legalmente diverse armi.
Essi detengono legalmente diverse armi.

Io sono povero in canna e non posso pagare il mutuo.
Tu sei povero in canna e non puoi pagare il mutuo.
Egli è povero in canna e non può pagare il mutuo.
Noi siamo poveri in canna e non possiamo pagare il mutuo.
Voi siete poveri in canna e non potete pagare il mutuo.
Essi sono poveri in canna e non possono pagare il mutuo.

Arma legale più mutuo da pagare fanno un perito da ammazzare.

Sparare per primi significa cavarsela.
Beh, quasi.

Nella caotica e vitale metropoli di Portacomaro d’Asti Dario Cellino si è trovato nei pasticci coi soldi a novantun anni, a quanto sembra dopo una vita di lavoro come mobiliere. Nella casa che gli volevano pignorare c’erano un legalissimo fucile e tre legalissime pistole. Dalla foto non si capisce se c’era anche il cane nella resede, con relativo cartello “Attenti al cane e al padrone”.
In ogni caso, per mettere fine ai giorni di Marco Carlo Massano, quarantaquattro anni e tre figli, è bastato il padrone.

Onore a Pamela Mastropietro! Onore a Desirée Mariottini!

Pamela Mastropietro e Desirée Mariottini avevano trentaquattro anni in due e nel 2018 chiunque avesse l’abitudine di farsi raccontare il mondo dalla “libera informazione” se le è viste presentare come fanciulle in fiore che hanno fatto una fine orribile ad opera del Male personificato.
Nel primo caso un certo Luca Traini si è anche preso la briga di ergersi a vendicatore, superando all’istante in popolarità il parricida Pietro Maso, che quanto a nobiltà di scopi e a raffinatezza di mezzi era rimasto imbattuto molto a lungo.
Sulle pessime abitudini di Mastropietro e Mariottini, oltre che sull’eloquente background da cui sono loro malgrado emerse la “libera informazione” e soprattutto chi se ne fida tendono a sorvolare per quanto possibile.
Violeta Mihaela Senchiu di anni ne aveva trentadue da sola. E aveva tre figli. Il 4 novembre 2018 si è fatta bruciare viva dal signor Gimino Chirichella, che di anni ne ha quarantotto, trascorsi in allegria fra violenze sessuali, sfruttamento della prostituzione, spaccio di sostanze stupefacenti e detenzione di esplosivo.
Di Violeta Mihaela Senchiu non importa nulla a nessuno: fuori età per un funerale telegenico con palloncini e bara bianca, fuori dal giro delle televisioni e dei programmi-verità del tipo “signora, cosa ha provato quando hanno trovato sua figlia scorticata nel fosso?”, e soprattutto con quello stigma di nazionalità rumena che andava bene fino a quando c’era da dire male dei comunisti, ma che oggi come oggi nella legge che conta davvero, che è quella dell’audience e dei sondaggi, è più una palla al piede che altro.
Non solo Matteo Salvini non perderà nemmeno un secondo per farsi una foto col solito sorriso da garzone di salumeria, ma nemmeno si scomoderà a promettere certezze della pena e tutto quanto il resto. Eppure fino a pochi mesi fa lui e il suo “partito”, per tacere dell’elettorato che ne impesta come una lebbra sifilitica purulenta le cosiddette “reti sociali” e internet in generale, non avrebbero avuto dubbi. Il dileggio per Gimino Chirichella sarebbe cominciato dal metterne in ridicolo il nome e il cognome poco valtellinesi e sarebbe finito col concludere che siccome i terroni non si lavano era necessario quantomai un intervento congiunto di Etna e Vesuvio per un lavacro di fuoco sperabilmente definitivo.
Ma i tempi cambiano: nord e sud della penisola uniti da un ascensore sociale grippato da decenni e da una povertà divorante non voterebbero certo volentieri per chi mette le cose in questo modo, anche se lo ha tranquillamente fatto per trent’anni.
Al massimo si dirà che Violeta Mihaela Senchiu se l’è andata a cercare.
Sicuri di essere nel giusto.

Io sparo e me la cavo – 2

Cosa si fa se si è orfani, soli al mondo e senza nessuno che ti rivolga la parola da un anno all’altro (e magari c’è anche il suo bravo motivo)?
Ci si licenzia dal lavoro, si racconta qualche balla qua e là per contentare i curiosi e ci si chiude in casa.
Unica compagna sempre più fedele -ed è anche il minimo- resta la bottiglia.
Ah, e una Beretta 98, capitata fra le mani in un momento di noia e regolarmente denunciata, ci mancherebbe altro.
Poi la casa vicina passa di padrone, e i padroni nuovi fanno qualche lavoretto.
Che bello! Finalmente si può piantare qualche grana con i tubi delle caldaie e le fosse biologiche che ci si rifiuta di pagare. Ci sono i tribunali intasati da cause su questioni ben meno importanti: perché mai non dare il proprio contributo a quella che è una vera e propria gloria nazionale criticando, supponendo, vagliando, confrontando e giudicando?
Ma i vicini continuano, con tanti saluti alle critiche, alle supposizioni (per tacere delle supposte), dei vagli, dei confronti e dei giudizi.
Non solo vanno avanti con i lavoretti, ma fanno anche rumore.
Di quei rumori che lacerano timpani e borsa scrotale, proprio.
E cosa si fa se non si sopportano i rumori dei vicini?
Una persona razionale, seria, quadrata e tutta d’un pezzo[*] non ha né dubbi né esitazioni.
Li va a cercare una domenica mattina con la Beretta 98 e gli vuota addosso mezzo caricatore.
Ammazzandoli come cani.

[*] E che pezzo.

Sarzana: usa lo spray al peperoncino e scampa a 1500 violentatori!

Dice Repubblica del 16 ottobre 2018:

Caos all’istituto Parentucelli-Arzelà di Sarzana dove sono stati evacuati 1500 studenti. A metà mattina la scuola è stata liberata quando alcuni studenti hanno iniziato ad avvertire dei malori e difficoltà a respirare. Sul posto sono intervenuti il 118, i Vigili del Fuoco e i Carabinieri. Ventidue ragazzi sono stati portati al pronto soccorso. In base ai primi rilievi dei militari, pare che a causare i malesseri sia stato dello spray al peperoncino spruzzato in grande quantità all’interno di una quinta superiore.
La classe in questione è stata la prima ad abbandonare l’istituto, seguita dalle classi adiacenti. La situazione nell’edificio è diventata presto incontrollabile: la dirigenza ha quindi deciso per motivi precauzionali l’evacuazione dell’intero istituto. Nello scorso anno scolastico ci sono stati diversi casi simili in tutta Italia: solo nell’ultimo mese lo spray al peroncino – con conseguente evacuazione e intossicati – è stato spruzzato in scuole di Palermo, Lodi e Mantova. Gli autori del gesto rischiano una denuncia per interruzione di pubblico servizio e procurato allarme, oltreché per le eventuali lesioni che possono aver subito gli intossicati.
I vigili del fuoco hanno riaccompagnato gli studenti del liceo Parentucelli Arzelà di Sarzana a recuperare zaini e effetti personali nelle aule. Secondo quanto riferito dai pompieri che hanno effettuato un sopralluogo insieme ai tecnici di Arpal non ci sono condizioni di pericolo. L’ipotesi è che qualcuno, in una classe situata al secondo piano, abbia forse per scherzo spruzzato dello spray al peperoncino in aula. Hanno dovuto far ricorso alle cure mediche per difficoltà respiratorie una ventina di persone, tra studenti e insegnanti. Sono stati trattenuti fuori dalle aule i ragazzi e il personale dell’Arzelà, circa 300 persone, cioè la parte del plesso in cui si sarebbe verificato il fatto mentre gli altri 1200 sono stati fatti rientrare. Le indagini condotte dai carabinieri ipotizzano i reati di lesioni e interruzione di pubblico servizio. Sul posto anche la Digos e l’Asl 5.

Insomma: secondo la stampa i casi come questo con una mattinata di lezioni perse (uno spreco di pubblico denaro su cui nessun austero educatore si permetterà di frignare, visto che il motivo non era uno sciopero studentesco o una manifestazione politica), l’ingolfamento del sistema giudiziario con qualche altra denuncia stilata per motivi ridicoli e la mobilitazione di un mezzo esercito si verificano almeno quattro volte al mese.
Sugli stupri evitati dallo spray non si ha invece alcun dato attendibile.

Massimo Bossetti è inocente!

Massimo Bossetti è stato condannato all’ergastolo in terzo grado ed è presumibilmente destinato a sparire per un certo tempo non solo dalla circolazione, ma anche dai mass media.
La Lega Nord ha sperato per anni di poter dare la colpa a qualche marocchino, ma non c’è stato verso.
Peccato: dapprincipio la cosa pareva anche fattibile e a rimetterci sarebbe stato un signor nessuno contro cui era tutto lecito.
Nessuno si è azzardato a invocare la castrazione di questo stupratore e assassino, ma deve senza dubbio trattarsi di una deplorevole dimenticanza.
La cosa interessante è che la vicenda ha messo in luce aspetti raggelanti e repellenti dell’operosa bergamasca, fra passatempi discutibili, storie di corna e altra robaccia provinciale che sarebbe bene se ne stasse bella tranquilla sotto il tappeto.
Invece no.
Non ci sono solo i rumeni stupratori e i senegalesi maneschi; ci sono anche i gioppini con la passione per le adolescenti cui un brutto giorno va tutto storto.

Toccherà prenderne atto.

Stiamo sempre a fianco delle nostre Forze dell’Ordine!

Stiamo sempre e comunque con la polizia e i carabinieri.
Sperando che a qualcuno non prendano i cinque minuti che poi va a finire come con Stefano Cucchi, un colosso di un metro e sessantadue per quarantacinque chili coratella compresa.
Meglio non correre rischi: stiamo quasi sempre a fianco delle nostre forze dell’ordine.
Per correrne ancora meno, stiamo spesso a fianco delle nostre forze dell’ordine.
Per non correrne nessuno, stiamo ben alla larga dalle nostre forze dell’ordine.

Orrore a Taranto: getta la figlia dalla finestra e accoltella il figlio!

Il 7 ottobre 2018 un tale di Taranto ha gettato da un balcone al terzo piano la propria figlioletta e ha accoltellato il figlio più grande.
Pare che abbiano persino cercato di linciarlo.
Dal Ministro dell’Interno, che almeno sui social media è uno che si impiccia di ogni questione (specie se non lo riguarda) non è venuto neanche un bah.
Il fatto è che l’arrestato sarebbe un padre separato.
Non è dato sapere se dormisse in macchina oppure no, ma sempre di padre separato si tratta. Vale a dire dell’esponente di una categoria negli ultimi anni molto presente nel ciarliero e inutile mondo del web, e che è bene non contrariare, visto il clima da campagna elettorale permanente.
Fino a sei mesi fa, la Lega non avrebbe certo usato simili riguardi.
Avrebbe additato ad alta voce al disprezzo dei suoi l’ennesimo caso di terrone animale che non si lavava, il solito irresponsabile che al primo rovescio della sorte cerca di togliersi d’impaccio spaccando tutto.
Uno di quelli cui sarebbe stato meglio avesse pensato il Vesuvio!

Pisa in prima fila nella lotta contro il degrado

Una di Cascina che si fa chiamare Susanna Ceccardi dice di aver tirato la volata al partito responsabile della pensata qui sopra: a Pisa hanno vietato tutto.
Le amministrazioni sono sempre lì che frignano perché non ci sono abbastanza uomini armati per le strade ma le cose più gravi di cui devono in concreto occuparsi sono gli studenti che si divertono a bere e a mangiare. Se fai quello che la goliardia pisana ha fatto per decenni arrivano quelli della polizia locale, ti tolgono il panino e la birretta e ti tolgono di tasca anche cento euro.
Non che siano i primi a pensarci.
Ci aveva pensato il vecchio PCI di cui la Ceccardi dice di aver copiato i metodi.
Nel 1977 il sindaco di Bologna Renato Zangheri e la questura proibirono di sedersi sui gradini di San Petronio, per motivi d’ordine pubblico. Era così, in quegli anni. A qualcuno della nomenklatura veniva in mente una stronzata da due lire, e subito le veniva conferita l’aureola di Editto Per Il Buongoverno.
Non che abbiano smesso, appunto. Nell’occasione però, qualche bolognese non incazzato, non precario, non studente, non autonomo, non giovane cominciò a sospettare che forse Zangheri cominciava ad entrare nel buio di una astiosa senilità kremlinica, ed il divieto anti studente durò lo spazio di un mattino.
Altri e ben più reattivi tempi rispetto al marciume di oggi, in cui tutti si fanno andare bene sempre tutto e se insisti c’è qualcuno pronto a denunciarti a mezzo internet in nome del bene comune.
Ah, ovvio che i cento euro in nome del bene comune ce li metti tu, non certo il povero stronzo fancazzista che ha preso il telefonino e ti ha messo nella merda pigiando due bottoncini.
Ma era davvero divertente perché le cose funzionavano più o meno come oggi. Nel caso bolognese, se da compagno voglioso di partecipare indirizzavi all’Unità le tue rimostranze di cittadino perplesso non succedeva un bel nulla. Se invece come maresciallo in pensione le esternavi al Resto del Carlino apriti cielo, da Palazzo d’Accursio intervenivano in sei secondi proibendo questo, codesto e quello con assoluto sprezzo del ridicolo.
Ah, l’ansioso PCI.
Non è stata sofferta la strada per arrivare a Matteo Renzi.
Solo lunga.

Col reddito di cittadinanza basta padri separati italiani che dormono in macchina!

All’inizio di ottobre 2018 il governo affronta la questione del “reddito di cittadinanza”, un’idea cui il Movimento 5 Stelle deve una parte molto consistente della propria fortuna elettorale.
Sparite le necessità elettorali, pare che questa misura prenderà grosso modo la forma di una tessera annonaria o dei food stamp americani che negli USA spettano al 20% della popolazione.
Di Maio ha fatto sapere che i fondi della tessera non saranno utilizzabili per l’acquisto di generi immorali e che dunque non saranno utilizzabili per l’acquisto di Tavernello, Gaiosello e altre immoralità dello stesso genere.
L’inverno si avvicina, e i padri separati italiani che dormono in macchina dovranno quindi trovare un altro modo per scaldarsi.
Tra l’altro esiste anche un altro problema: i fondi del reddito di cittadinanza potranno essere accumulati così da consentire l’acquisto di una macchina per dormirci dentro anche ai padri separati che ne fossero sprovvisti? Perché uno dei problemi che ha infuocato la campagna elettorale era proprio questo: ci sono padri separati italiani che dormono in macchina, e noi paghiamo le schede telefoniche agli immigrati.
Nonostante la buona volontà del governo, rischia di crearsi una situazione in cui col reddito di cittadinanza i padri separati italiani continueranno a dormire in macchina (sempre che ce l’abbiano) e gli immigrati a comprare tutte le schede telefoniche che vogliono perpetuando un’ingiustizia bella e buona.
Una soluzione potrebbe essere quella di considerare immorali le schede telefoniche.
Inutile pensare che in Italia qualcuno consideri immorale dormire in macchina: arrivare a concepire qualcosa del genere è da persone serie e l’elettorato italiano ha dato amplissima e pluridecennale prova di non avere nulla a che fare con la serietà.

Più sicure con lo spray al peperoncino

A settembre 2018 la Lega diffonde e promuove gli spray al peperoncino, panacea contro stupri e violenze carnali (a sentir loro) ma più che altro efficace per aumentare il fatturato delle armerie. Alcuni fra i modelli più diffusi, come quello al centro nella foto, hanno quel colore rosa shocking o fucsia che contraddistingue spesso i prodotti per l’igiene femminile. La legge dei grandi numeri sentenzia che è solo questione di tempo prima che qualcuna faccia confusione.
Più che per gli scopi per cui viene propagandato, stando a quanto si legge in giro lo spray è ottimo per ripianare le divergenze di coppia (e incidentalmente provocare il panico in un centro commerciale), per alleggerire gli spettatori di un concerto di collanine e orpelli vari e per ripulire abitazioni private dalle suppellettili preziose in eccesso. Il tutto limitandosi alla cronaca degli ultimi venti, trenta giorni. Tempo fa a Torino invece lo spruzzino piccante è servito per l’evacuazione di un condominio intero con annesso arrivo dei pompieri, per il sicuro divertimento di tutti i bambini. Sempre a Torino il 3 giugno 2017 uno di questi arnesi, sempre usato per ripulire le tasche del prossimo, ha seminato il panico in una piazza piena di gente. Nella fuga ci furono un morto e più di mille feriti.
La Lega riunisce un elettorato di casi umani stupidi e cattivi e una rappresentanza prontissima ad assecondarne le istanze, anche e soprattutto contro ogni logica e contro ogni buon senso.