Vittoria: veicolo extracomunitario uccide un bambino e ne mutila un altro!

Il marchio Jeep è statunitense, anche se la Renegade la fabbricano a Melfi; e proprio una Jeep Renegade usata con molta disinvoltura ha messo in un grossissimo guaio il signore nella foto.
In un modo o nell’altro, un extracomunitario cui dare la colpa lo si trova sempre, che sia essere umano o oggetto poco importa, no?
Rosario Greco di Vittoria (Ragusa) ha circa trentacinque anni e ne dimostra almeno il doppio da quanto scoppia di salute: omo de panza, omo de casanza, come dicono quelli che se ne intendono.
Ora, anche i grassi hanno cominciato da magri, ma pare che il signor Greco magro lo sia stato parecchio tempo fa, visto che nel 2015, quando aveva già “precedenti per mafia” e fu arrestato perché in possesso di “un fucile a pompa americano con puntatore laser, altre parti di armi di provenienza furtiva e munizionamento illegale” aveva già un aspetto molto, molto, molto ben nutrito.
Figuriamoci se un elemento del genere si mette bello calmino, anche dopo aver provato le piacevolezze del sistema carcerario. Due anni dopo lo ribeccano mentre va tranquillamente in giro in macchina senza patente.
Poi, nell’estate del 2019, succede il patacrac e Rosario Greco la combina davvero grossa.
Ubriaco da strizzare, pieno di cocaina e con una macchinata di inutili cialtroni suoi pari si diverte per le strade di Vittoria finché non uccide un ragazzino e non ne lascia un altro mutilato delle gambe.
Scappando ovviamente come una lepre subito dopo.
Si viene allora a sapere che è figlio di un polipregiudicato capacissimo di tutto, cui hanno sequestrato beni per trentacinque milioni di euro in una provincia in cui la maggioranza della popolazione fatica letteralmente a sottrarsi all’indigenza.
Quando si guarda dall’alto in basso chi tira la giornata vendendo fazzoletti davanti ai supermarket o si ascolta interessati chi promette “prima gli italiani” sarà il caso di fare un pensiero anche a persone come questa.

Bolzano: giovani negri boldriniani delle ONG tendono un agguato a una quindicenne indifesa, la violentano e la picchiano!

O prima la violentano, poi la picchiano e alla fine le tendono un agguato, chissà se era questo l’ordine giusto. Oppure: prima l’hanno picchiata, poi le hanno teso un agguato e alla fine l’hanno violentata, chissà.
Invece no.
Ma proprio per niente.
Dopo aver mosso giornalisti, procuratori, “reti sociali” (si potrà immaginare con quali contenuti, specie dopo che due sospetti erano ovviamente stati rilasciati con tante scuse) dopo due mesi viene fuori che questa ragazzina si era inventata tutto.
Erano passati pochi giorni da una violenza vera, ordita da due giovani fascistelli di un paesino del Lazio; la notizia fu accolta dai “sovranisti” come un felicissimo diversivo.
Chissà a chi andrebbe fatto il processo, si finisce sempre per pensare in questi casi.