Arzano: quattro giovani in carcere per colpa di un immigrato in bicicletta!

Arzano è un paese vicino a Napoli dove gli stranieri residenti nel 2016 erano secondo l’ISTAT 417, svizzeri compresi.
C’è qualche ristorante con pretesa di raffinatezza, un grande avvenire industriale dietro le spalle e assai poco da fare per passare la giornata se ogni tanto salta fuori lo scheletro di qualche morto ammazzato per qualcuna di quelle luride idiozie che chi vive fuori da quelle realtà non sarà mai in grado né di capire né tantomeno di giustificare.
Avere vent’anni da quelle parti non dev’essere il massimo: nella vita si è avuto giusto il tempo di accumulare qualche precedente penale.
Quindi cosa si fa, come se fosse la cosa più naturale del mondo?
Si prende la macchina, sicuramente comprata almeno di seconda mano e ancora da finire di pagare, e una notte di gennaio si va a investire il signor Ossuele Gnegne che sta andando a lavorare in bicicletta.
Non contenti di avergli rotto un braccio, lo si insegue per finirlo a colpi di cric in quattro contro uno e non si riesce nell’intento praticamente per caso.
Fino a qualche mese fa a fronte di un episodio del genere in molti avrebbero definito Arzano come uno di quei posti cui avrebbe dovuto pensare il Vesuvio con un bel lavacro di zolfo bollente. Adesso l’agenda politica è cambiata, ed è verosimile che i quattro buoni a nulla finiti con comodo in galera a due mesi dai fatti troveranno solidarietà e giustificazioni. Basta con questi negri che ci rubano il lavoro, e pazienza se a dirlo è qualche figlio di un preservativo scoppiato che nessuno vorrebbe tra i piedi nemmeno come vuotacessi.

Firenze: immigrato marocchino impedisce a un patriota di conseguire un vantaggio economico!

Qualche tempo fa a Firenze un certo Fabio Anselmo, di professione corriere, ha pensato di prelevare per motivi tutti suoi una bicicletta omettendo -sicuramente per pura sbadataggine- di informarne la proprietaria.
Invece di agevolare le legittime necessità di un vero patriota (e pazienza se aveva precedenti per rapina e lesioni) un marocchino qualsiasi lo aveva addirittura scoperto ed inseguito (Fonte: “Corriere Fiorentino”, 4 aprile 2019).
Un affronto intollerabile.
Un’onta che il prode Anselmo ha giustamente lavato a fine marzo 2019 assestando una coltellata al petto dell’impudente, che non ci ha rimesso le penne per puro caso.
Solo che mentre ristabiliva l’ordine e insegnava l’educazione a questo sfacciato, Franco Anselmo indossava una sgargiante montura da lavoro.
E a lezione impartita ha rovinato l’effetto scenico di tutta l’intrapresa scappando come una lepre a bordo del mezzo in dotazione.
Il tutto sotto l’occhietto acutissimo di chissà quale telecamera.
In Questura sono giusto dovuti uscire per il tempo di agguantarlo e di comunicargli che poteva aggiungere “tentato omicidio” alla voce “varie” del suo curriculum.
Dal che si deduce che non sempre i simpatizzanti di Forza Nuova -che in casi del genere vengono naturalmente definiti all’istante ex simpatizzanti– sono propriamente delle vette di intelletto e di accortezza.
Oltre a essere ridotti con le pezze al culo al punto di dover andare in giro a rubare biciclette.

Catania: extracomunitaria fa finire in carcere tre giovani rovinando per sempre il loro futuro

Da qualche anno i centri urbani di dimensioni minimamente degne di nota si sono riempiti di locali dove un bicchiere di vino costa dieci euro almeno.
Una valorizzazione del territorio che non lascia certo posto a presenze sconvenienti e mal vestite e agli extracomunitari molesti in particolare, giustamente falcidiati a suon di multe e di ordinanze al punto che le amministrazioni -sempre più stupide e cattive al pari dell’elettorato- non sanno letteralmente più cosa vietare.
Purtroppo l’uomo propone e Dio dispone; la previdenza umana nulla ha potuto contro una giovanissima extracomunitaria nordamericana che il 25 marzo 2019 ha distrutto la vita a tre giovani catanesi irretendoli con le sue grazie.
Una colpa gravissima, incancellabile.
A confronto, il fatto che Roberto Mirabella di vent’anni, Salvatore Castrogiovanni e Agatino Spampinato di diciannove siano accusati di violenza sessuale di gruppo appare sicuramente un dettaglio trascurabile. Pazienza se hanno fatto video con i telefoni, rendendo praticamente impossibile toglierli dai pasticci anche a un principe del foro: che ci vuoi fare, son ragazzi.

Roma: immigrato filippino oltraggia Traffik, il maestro Gianmarco Fagà!

La tracotanza e la protervia degli immigrati non hanno alcun limite.
In una bella giornata di inizio primavera del 2019 un immigrato filippino in un fast food di Roma ha osato rivolgere la parola al maestro Gianmarco Fagà, che in questo periodo è completamente assorbito dal difficile studio della Sinfonia Concertante in Mi Minore Opera 125 di Sergej Prokofiev, causandogli un esiziale scompenso neurovegetativo e obbligandolo a reagire con la necessaria e giusta violenza, purtroppo rivolta soltanto contro le cose.
“Volevo spiegare a tutti i ragazzi a tutti i miei fan a tutta Italia che il gesto che ho fatto a Burger King è perché il ragazzo filippino che lavora all’interno faceva tanto il simpatico il figo. Io sono tornato, nessuno fa il simpatico ok? Perché se non è oggi domani tra uno due tre mesi io so dove lavori, che cazzo fai il simpatico. Mongoloide so dove lavori, ti metto dentro la friggitrice. Non è che vado a disturbare chi lavora io. E’ quel ragazzo filippino che… si faceva tanto il figo eah eah Traffik esci dal locale non hai consumato io so’ tornato da solo e gli ho detto esci fuori esci fuori e gli ho tira’… ‘n vassoio ‘n faccia.
Vi voglio dire ragazzi io sono più di un anno che non faccio reati… e non temo nulla. Io ci ho un avvocato che è una spada ce n’ho ‘n altro che è ancora migliore…”
Questa la lineare e ineccepibile giustificazione del maestro Fagà, finita nel nulla per la stolta e cocciuta incomprensione delle forze dell’ordine e della giustizia penale, che non hanno voluto prendere in cosiderazione una linea di difesa così solida, così razionale, così fondata.
Dopo un paio di giorni infatti Gianmarco Fagà e un altro tizio che si fa chiamare Gallagher -invece che con quel Gabriele Magi con cui l’hanno iscritto all’anagrafe e che va bene per un ragioniere, ma non certo per uno destinato a stracciare l’Alighieri per l’altezza dei temi trattati e Carlo Emilio Gadda per la proprietà di linguaggio- sono stati messi in prigione perché un mese prima avevano picchiato questo, codesto e quello in un turbinìo di rapine, tirapugni e offese. Senz’altro avranno avuto i loro motivi, altrettanto articolati e razionali.

Ora basta ridere.
Tra cinque anni al massimo, ed è una stima generosa, il maestro Fagà e il maestro Magi avranno compiuto la loro parabola; i discografici li butteranno via come si buttano via gli inutili -tanto l’ambiente di elementi del genere ne produce a battaglioni- l’avvocato-spada e quello ancora migliore presenteranno il conto, la giustizia civile anche, i tatuaggi cominceranno a scolorirsi.
Nel caso migliore e debiti permettendo cercheranno di riciclarsi come neo perbene, percorso che per simili pìcari comprende di solito la ricerca di qualche giovane di pari livello in grado di renderli padri senza farla tanto lunga. Ricerca che diventa spasmodica con l’approssimarsi delle prime sentenze definitive.
Questo, nonostante l’esistenza in vita di questi due cialtroni buoni a nulla faccia pensare che almeno all’inizio degli anni Novanta dalle loro parti ci fosse ancora molto da fare in materia di contraccezione.
Nella nuova condizione di paparini dovranno fare miracoli per sconfiggere la memoria di ferro del web e spiegare diverse cosette a chiunque abbia la dabbenaggine di contattarli per quel posto di scaricatore al mercato ortofrutticolo. E dovranno senza alcun dubbio pietire benevolenza a portafogli di parenti e genitori, sempre che basti e sempre che il parentado non li abbia già classificati fra i soggetti da non avere fra i piedi nemmeno ai funerali.
Nel caso peggiore ci sarà invece un repentino spegnimento luci nei bagni di qualche bar, o una lenta uscita di scena in un monolocale di case popolari.
Per recuperare quanto resta di loro dovranno farsi strada fra cartoni di vino scadente ed escrementi di cane.

San Donato Milanese: senegalese tenta una strage di bambini!

Allora.
Immaginate di essere negri.
Sì, c’è scritto negri, inutile che facciate finta di indignarvi, ipocriti.
Immaginate di vivere da decenni in un paese che una volta diceva di essere la sesta potenza economica mondiale.
Immaginate che la sedicente sesta potenza economica mondiale pulluli di gente ridotta con le pezze al culo, cosa che è la conseguenza ovvia del liberismo alla milanese che è diventato non una ricetta politica, ma l’unica visione del mondo concepibile se non si vuole essere accusati di essere dei nostalgici dei gulag.
Immaginate che qualsiasi parassita con un tasso melaninico inferiore al vostro possa sentirsi chissà chi.
Immaginate che qualsiasi politico possa additarvi come fonte di ogni male per il solo fatto che respirate.
Immaginate che qualunque portatore di pezze al culo del tipo di cui sopra possa concepire l’idea di uccidervi a freddo, e trovare approvazione su qualche ripugnante “rete sociale” e al bancone di qualsiasi bar.
Nello sghignazzo generale.
Immaginate che qualcuno di questi portatori di pezze al culo vi uccida a freddo davvero.
Immaginate che i politici qualsiasi di cui sopra si indignino non perché qualcuno vi ha ucciso a freddo, ma perché i vostri amici che da altrettanti anni buttano giù di tutto hanno rovesciato due cestini di rifiuti in una manifestazione spontanea.
Immaginate che mentre passate lo straccio sul pavimento, mentre manovrate un carico, mentre vi dannate dietro a bagni galvanici, pelli da conciare, pomodori da raccogliere e affitti da pagare sia un continuo scoppiettare di risatine e di battute sul perché non siete affogati anche voi e accidenti ai comunisti e io non ce l’ho con i negri ma con chi ce li fa venire.
Immaginate tutto questo insieme.
Ogni giorno, a tutte le ore, per tutta la vostra vita e magari anche oltre.
Immaginate l’idea di portarvi dietro il disprezzo e gli sghignazzi anche oltre la morte.

Insomma, il 20 marzo 2019 Ousseynou Sy a San Donato Milanese ha dirottato un autobus pieno di quei teneri virgulti che le mamme crescono nella bambagia e per poco non li ha mandati tutti arrosto.
La notizia è effettivamente una notizia nel senso che è un accadimento notevole.
E a essere notevole è il fatto che, in considerazione di quanto sopra, è incredibile che di casi simili non se ne verifichi almeno uno la settimana.

Firenze, insicurezza e degrado nel cuore della città della moda; straniero accoltella al cuore ristoratore quarantenne

Orrore nella città della moda. La sera del 14 marzo 2019 nella centralissima ed elegante via della Vigna Nuova un ristoratore di quarant’anni è stato colpito al petto da una coltellata che gli ha leso il pericardio; è stato ospedalizzato in prognosi riservata.
A colpirlo, uno dei molti stranieri extracomunitari cui il sindaco PD Nardella invece di ospitarli in casa sua ha concesso di ven-

Ah, no, calma.
Ferma tutto.
Firenze è la città della moda.
Piena di giovani donne alla moda.
E una di queste giovani donne alla moda ha pensato di risolvere a coltellate -anche quelle alla moda- un certo diverbio col proprio fidanzato o amante o quel che è (anzi, era, vista la situazione).
A quel punto si è accorta di aver combinato un piccolo guaio.
Che ha pensato di risolvere sempre seguendo la moda.
Vale a dire incolpando uno straniero.
Solo che i carabinieri non si sono fatti prendere in giro, e le telecamere che impestano il centro cittadino si sono fatte prendere in giro ancor meno di loro.
La ragazza alla moda non è certo stata sbattuta in galera come una negra qualsiasi: è stata associata alla locale casa circondariale.
Che è tutta un’altra cosa.
E che non passa mai di moda.

Io sparo e me la cavo – 7

O meglio: io sparo e non solo non me la cavo, ma finisco col cacciarmi in uno di quei pasticci che grande la metà sarebbe già anche troppo.
Il ritratto che i giovani Daniel Bazzano e Lorenzo Marinelli pubblicizzano di sé li fa ascrivere di diritto all’umanità suscettibile e sfaccendata che frequenta ripostigli, pollai, capanni per gli attrezzi e cortili di periferia.
Oltre a frequentare le parti intime di qualche loro pari di sesso opposto: pare che entrambi si fossero riprodotti da poco.
Qualche incosciente che se lo fa cacciare in corpo da gente simile pare pazzesco ma c’è sempre.
Corpi sconciati dai tatuaggi, abbigliamento da buoni a nulla latinoamericani e probabilmente passioni e hobby altrettanto irritanti.
Nel loro caso la periferia è quella romana di Acilia, non quella brazileira di Rio de Janeiro dove con l’aria che tira avrebbero rischiato di essere bruscamente congedati dalla vita ad opera di qualche reparto paramilitare prima di arrivare a diciott’anni.
Una sera di febbraio pare abbiano avuto la peggio in una di quelle risse da bar che sono roba d’ogni giorno per quelli come loro, maturata in un contesto tale che in Questura stanno pensando di risolvere il problema imponendo la serrata dell’esercizio commerciale.
Dopo un po’ hanno sparato tre proiettili in una piazza di Roma e hanno ferito gravemente Manuel Bortuzzo. Che rimarrà paralizzato.
Lo hanno “colpito per errore”, dicono, dopo “aver pianto per tutto l’interrogatorio”.
Il loro futuro si annuncia talmente poco allegro che probabilmente queste lacrime saranno le prime di una copiosa quantità.
Fra i tatuaggi che impestano l’epidermide di uno dei due, la scritta “tutto passa”, in pieno petto.
In galera avrà tempo di farla sparire, col vecchio sistema del sale grosso.
E per mettere insieme il denaro che gli sarà indispensabile per il processo e per i risarcimenti potrà ben considerare l’idea di posare per il monumento al cialtrone.
Il fisico e tutto il resto sono perfettamente confacenti.

Torino: con lo spray al peperoncino due persone accedono a uno stato di tutela a prova di malintenzionato!

Maria Amato era uscita tetraplegica dagli incidenti di Piazza San Carlo a Torino. Per chi non lo ricordasse, il 3 giugno 2017 la piazza era stracolma di gente che guardava una partita di calcio su un megaschermo. Un gruppetto di cialtroni che intendeva approfittare della calca per qualche furtarello usò uno spray al peperoncino per agevolare le cose.
Totale, oltre 1500 feriti e un morto.
Con questo siamo a due.
Due persone cui lo spray al peperoncino ha effettivamente conferito l’inviolabilità assoluta a fronte di qualsiasi malintenzionato, anche se in una maniera non perfettamente corrispondente alle intenzioni di chi lo ha propagandato.

La politica -in particolare la Lega- lucra due volte sul caso: prima che si verificasse promuovendo il clima di terrore che domina incontrastato da quasi vent’anni e presentando gli spray come arma di difesa di cui non è saggio fare a meno.
Poi, a macello avvenuto, blindando ulteriormente qualsiasi occasione di pubblico ritrovo e rendendo di fatto economicamente impossibile da organizzare persino una sagra della porchetta.
Il risultato -voluto e cercato- quello di tenere sprangate in casa il più persone possible.
A televisione sempre accesa.

Io sparo e me la cavo – 6

Uno che lavora sul serio tutto il giorno, alzandosi prima dell’alba e rincasando disfatto dopo una decina di ore abbondanti, penserebbe ai broker come a gente con il doppiopetto e la bombetta che fa avanti e indietro con Londra in business class e che in genere non rischia di finire fra gli utenti della Caritas diocesana.
Poi si apre un giornale qualsiasi e viene fuori che il broker si può fare anche a Paternò (Catania) invece che a Kensington.
Come Gianfranco Fallica, che a trentacinque anni aveva moglie, due figli, e quell’inizio di calvizie che rassicura tanto le donne, i clienti e i capufficio.
L’affidabilità fatta persona: chi si sognerebbe di negargli una pistola e magari più di una, dopotutto lavora col denaro e con gente che non si sa mai come potrebbe reagire quando la borsa perde mezzo punto.
Insomma, un qualsiasi giorno di dicembre Gianfranco Fallica prende una pistola (“legalmente detenuta”, sottolineano sempre; come se facesse qualche differenza), uccide la moglie, uccide i figli e si suicida.
E perde tutti i punti.

Corinaldo: usa lo spray al peperoncino e scampa a sessantacinque violentatori!

La notte del 7 dicembre alla Lanterna Azzurra di Corinaldo c’era un concerto.
Uno di questi cianciatori tutti scritti addosso che gli amanti dell’immortale musica barocca come chi scrive non hanno motivo di considerare.
In compenso lo hanno considerato un sacco di ragazzini paganti che hanno riempito la Lanterna Azzurra.
Dove qualcuno ha usato uno spray al peperoncino di quelli che la Lega distribuisce alle iniziative elettorali.
Panico e fuggi fuggi generale a fendere la calca.
Sei morti e cinquantanove feriti, dicono.
L’elettorato leghista è fatto di vecchi incarogniti che hanno paura di tutto: paure coltivate con cura da decenni per motivi elettorali. D’altronde Matteo Salvini non è stato capace di laurearsi neppure in sedici anni, è divorziato ed è sovrappeso: se dovesse cadere in disgrazia avrebbe i suoi bravi problemi anche a farsi assumere come usciere part-time in qualche cooperativa di terz’ordine.
Un elettorato del genere, a fronte di un fatto simile, può commentare solo in un modo: se la sono cercata, sarebbero dovuti rimanere a casa loro, meglio loro che io.